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3 August 2022

Cipolle Freddi, ricordi d’altri tempi in una cassetta di legno

Nei magazzini dell’azienda spuntano le cassette vintage che, fino agli anni ‘80, venivano utilizzate per trasportare e stoccare il prodotto. Un tuffo nel passato capace di raccontare i cambiamenti nelle lavorazioni e nel mercato dell’ortofrutta

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Anche una cassetta di legno usurata dal tempo racconta una storia importante che lega il lavoro nelle campagne alle produzioni più tipiche di un territorio come le cipolle dell’Emilia. E così accade che nei magazzini di Freddi Prodotti Ortofrutticoli sbuchino piccoli tesori che arrivano dal passato: hanno il logotipo “Fratelli Freddi” sbiadito e una grafica che profuma d’altri tempi. In passato le cassette in legno di faggio, di dimensione 51x31x27 cm, erano utilizzate per trasportare le Cipolle Borettane e le patate dai campi all’azienda per una prima lavorazione.

Fino agli anni ’80 circa 100mila casse di legno riempivano gli spazi dell’azienda. Per Matteo Freddi, responsabile commerciale della Freddi Prodotti Ortofrutticoli, quelle cassette sono soprattutto parte dei ricordi dell’infanzia quando, incuriosito, scrutava il lavoro di papà Dino e zio Nino. Poi anche degli anni dell’adolescenza, quando tentava di dare il suo inesperto contributo nell’azienda di famiglia. Le cassette con il prodotto appena raccolto nelle campagne erano trasportate fino al magazzino dell’azienda. Qui le donne si mettevano subito al lavoro per svuotarle. Le cipolle venivano fatte passare nelle macchine sgambatrici e, successivamente, la calibratrice divideva il prodotto sulla base della misura. Conclusa la pulitura si riempivano di nuovo le casse per collocare il prodotto ad asciugare sotto i portici.

“Da giovanissimo – ricorda Matteo Freddi sorridendo – avrò rovesciato non so quanti bancali, mentre imparavo a utilizzare il carrello elevatore. Mi ritrovavo così a dover raccogliere tutto prima che mio padre e mio zio si accorgessero dell’incidente”.

    Dalle cassette ai cassoni

Da allora molte cose sono cambiate e per gestire al meglio e più facilmente maggiori quantitativi di prodotto, le vecchie cassette in legno hanno lasciato spazio a cassoni in plastica o in legno. “Tutto – spiega Matteo Freddi – a favore della praticità, della velocità e di una migliore gestione della logistica. Basti pensare che un tempo si gestivano circa 100mila casse, con conseguenti problemi, mentre oggi bastano 6mila cassoni che si movimentano con l’uso di muletti”.

    Stoccaggio e conservabilità

Il mondo cambia e anche una semplice cassetta di legno racconta come, nel corso del tempo, siano cambiati i processi di produzione per arrivare al prodotto semilavorato destinato alla vendita. I pregi delle vecchie cassette non sono solo legati al loro fascino vintage: è vero che lo stoccaggio del prodotto richiede più lavoro, ma allo stesso tempo le piccole casse di legno utilizzate per le cipolle e le patate garantiscono ancora oggi una migliore conservabilità del prodotto. Tuttora c’è chi le predilige perché riduco la possibilità di sviluppo di muffe nel prodotto. Nelle casse di grandi dimensioni, infatti, il prodotto si scalda più facilmente perché passa meno l’aria. Per questa ragione si sviluppano più facilmente le muffe che potrebbero compromettere un maggior quantitativo di prodotto. Non mancano certo le accortezze per salvaguardare il prodotto stoccato, come il costante controllo dell’umidità.